CATECHESI

CRESCERE NELLA FEDE IN FAMIGLIA

- DON BOSCO CI AIUTA IN QUESTA RIFLESSIONE - 

Stiamo vivendo un tempo difficile, un tempo sospeso nel quale  ci rivolgiamo nuove domande anche per quanto riguarda l'educazione scolastica, della fede e dei valori cristiani dei nostri ragazzi... ma forse le risposte non dovrebbero essere tanto diverse da un tempo lontano, passato, tornando all'origine della nostra storia, lì dove tutto è nato...

...IN FAMIGLIA !

Nella vita e nelle opere di san Giovanni Bosco, "padre e maestro dei giovani" e fondatore di Congregazioni religiose consacrate all'educazione, notevole considerazione è riservata alla famiglia e alla sua preziosa opera educativa. Le istituzioni da lui fondate in favore della gioventù povera e abbandonata, ricalcando il modello familiare, sono chiamate "case" e gli educatori che in esse lavorano sono impegnati a costruire un clima relazionale ispirato allo "spirito di famiglia"

"Il nostro Centro Parrocchiale intitolato a San Giovanni Bosco è da tutti ricordato anche con il nome "Casa della Gioventù" non perchè appartiene ai giovani ma perchè nasce con lo spirito di don Bosco che in essa ci sia per i nostri giovani un clima di CASA, di FAMIGLIA... creato da chi vi abita... educatori, collaboratori, sacerdoti, bambini, ragazzi, genitori !"

OGGI, purtroppo, la PANDEMIA ci sta privando di vivere in questo spazio come grande famiglia cristiana che desidera crescere nella serenità e nella gioia... Tutto questo ci preoccupa e ci interroga...  

Siamo chiamati a vivere allora IN FAMIGLIA i valori della fede, a seminarli, a coltivarli e a farli maturare... annaffiandoli con il desiderio di condividere al più presto con le altre famiglia nella comunità parrocchiale.

Per don Bosco la famiglia è AUTENTICA SCUOLA DI VITA.

I genitori, infatti, sono i primi maestri di virtù semplici e autentiche che i figli possono apprezzare ed imitare. Con ciò egli non si riferisce alla sola introduzione alle pratiche della vita cristiana, ma ad una formazione religiosa più ampia, che consiste nell'iniziare ad una concezione della vita ispirata ad una visione di fede sugli avvenimenti, sulle persone, sulle cose e sul mondo.
 

Nelle famiglie presentate negli scritti da don Bosco risultano molto praticate le virtù morali dell'onestà, della fedeltà alla parola data, la dedizione al lavoro, lo spirito di sacrificio, la solidarietà che unisce le famiglie, legate spesso da una medesima situazione di povertà. 

ECCO ALCUNI RACCONTI "DI FAMIGLIA" NEGLI SCRITTI DI DON BOSCO

Gervasio, padre di Severino, era uomo povero e onesto, che aiuta i poveri, convinto che Dio ricompensa a chi dona per suo amore. Dal suo esempio il figlio impara la pratica della carità, come egli stesso testimonia: 

«Che dirò poi della carità e della elemosina del mio buon padre? [...] Nessun mendicante bussava alla porta di nostra casa senza che ottenesse, se non danaro, almeno minestra o pane. Presso di lui lo stanco trovava riposo; il debole era ristorato; il cencioso veniva vestito, il pellegrino bene accolto. Che più? Giunse talvolta a dare ospitalità in casa sua a poveri ammalati che faceva assistere e curare a proprie spese [...]. L'elemosina,  soleva dire, non fa diventar povero; i miei affari cominciarono ad andar bene quando ho cominciato a largheggiare in elemosine. Mio padre aveva un cuore fatto per beneficar quanti poteva. Raccomandazioni, lettere, ospitalità, servigi, soccorsi ai poveri, assistenze agli ammalati erano cose che egli faceva ogni giorno col massimo piacere».

Giovanni, padre di Pietro, vive un itinerario più complesso. Dapprima manifesta disinteresse per l'educazione dei figli, ma dopo che la moglie ne ha ottenuto la conversione, condivide con i figli il tempo delle funzioni religiose e quello della distensione, passeggia con loro o, nell'inverno, vuole che la famiglia si riunisca in piacevoli ricreazioni. Siccome Pietro frequenta l'oratorio, anche il padre, talvolta, partecipa con lui alle rappresentazioni e alle commedie.

I genitori, quali primi catechisti dei figli - ancora secondo don Bosco - devono trasformare la loro casa in una sorta di "tempio", in cui la preghiera si impara vivendola. Nella famiglia di Domenico Savio, ad esempio, si recitano le preghiere del mattino e della sera e si prega l'Angelus Domini tre volte al giorno. Non si va a riposo senza aver recitato insieme il rosario e nessuno siede a tavola prima di aver invocato sul cibo la benedizione del Signore.

Il papà di Domenico si chiama Carlo. Egli divide il suo tempo fra il lavoro dei campi e la bottega di fabbroferraio, procurando in tal modo il sostentamento alla numerosa famiglia (aveva 10 figli), senza mai dimenticare gli impegni della sua vita cristiana. È infatti cantore in parrocchia e da tutti stimato come "ottimo cattolico". Così lo descrive: "Bella figura quella del padre, e non si toglie valore alla santità del figlio, dicendo che da lui deve aver ritratto più che i lineamenti fisici di famiglia soprattutto quelli dell'anima" .  

Uomo stimato da tutti è anche Pietro, il capofamiglia dove vive Angela, protagonista del romanzo "Angelina o l'orfanella degli Appennini". Questi è ricco, diligente, cristianamente educato e fedele parrocchiano. Con poche battute, don Bosco lo dipinge un uomo onesto, capace di esprimere la sua fede facendo del bene a chi può, del male a nessuno. In conclusione, la "cittadinanza" che deve dimostrare il pater familias si esprime attraverso le virtù dell'onestà, della laboriosità, della giustizia cristiana.

La madre di Valentino, descritta come donna intraprendente e virtuosa, buona cristiana, che non trascura le proprie responsabilità e nonostante le difficoltà fa di tutto per offrire al figlio una solida educazione. "Ben istruita nella scienza e nell'esperienza", lei stessa insegna al figlio a leggere e a scrivere, poi, utilizzando il piccolo catechismo illustrato, lo prepara a ricevere i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Questa madre è per Valentino maestra di vita e di preghiera, guida sicura, amorevole e affettuosa. Ella coltiva nel cuore del figlio i germi delle virtù cristiane, lo aiuta ad assumere buone abitudini nella concretezza quotidiana, ne conquista il cuore dosando con equilibrio i momenti dell'impegno e quelli della serena ed allegra distensione. È una donna capace di riconoscere e premiare l'impegno e la buona condotta del figlio, senza mai stancarsi di incoraggiarlo al bene e di metterlo in guardia di fronte ai rischi e ai pericoli della vita. 

Don Bosco esalta l'amore materno e l'eminente funzione educativa della donna nei confronti dei figli. Luminoso esempio di donna "modello" è la madre di Pietro, di modestissime condizioni sociali e illetterata, la quale possiede tuttavia una solida formazione cristiana insieme a profonda saggezza umana. Per la condizione di povertà in cui versa la famiglia, è costretta a vestire i figli con "panni grossi e rappezzati", senza per questo venire a compromessi con la dignità della persona. Infatti, la gente ammira la sua saggia oculatezza esclamando: «Oh vedi, vedi, quel ragazzo là! Come è ben pulito!». Ella pur trovandosi sola di fronte alla responsabilità dell'educazione familiare, non si scoraggia né si lascia sfuggire occasione per formare e quasi "plasmare" il carattere del figlio.

Nella biografia di Michele Magone si trova inoltre la scarna descrizione di una madre vedova che vive una situazione di grande difficoltà e di fatica. Costretta a lavorare per mantenere i figli è tutto il giorno lontana da casa e non può seguirne l'educazione. Per questo, quando le si presenta l'occasione di conoscere don Bosco volentieri manda il figlio all'Oratorio di Torino. Il santo educatore nel suo scritto parlando di lei a proposito della sua presenza durante la malattia di Michele, commuove il lettore nel rilevare le sue dimostrazioni di coraggio, di fede e di amore

Nel racconto Angelina o l'orfanella degli Appennini, sono esaltate le virtù della padrona di casa della famiglia in cui Angelina trova ospitalità dopo essere scappata dalla casa paterna. La signora che l'accoglie è una donna saggia e prudente, ricca di fede, felice di condividere con il marito gioie e dolori. Questa "madre adottiva" richiama ad Angelina il ricordo della mamma scomparsa, che era donna di incomparabile esempio di solide virtù: «Ella era la cara mia genitrice, il sostegno, la direttrice delle cose temporali e morali della famiglia, la mia guida, il mio tutto» 

L'insegnamento sulla famiglia presentato da don Bosco riveste in più tratti un carattere di attualità, in particolare la necessità di valorizzare il contributo specifico che ogni genitore è chiamato ad offrire all'interno della coppia e nella condivisione degli ideali e dei compiti nell'educazione dei figli, secondo uno scambio fecondo di risorse e di doni. Essere genitori è un compito gravido di responsabilità e nello stesso tempo una vocazione che implica la loro collaborazione per realizzare un progetto affascinante. Di fronte all'odierna "emergenza educativa" che travaglia le nostre società, si costata che l'assunzione consapevole da parte dei genitori della loro responsabilità nei confronti dei giovani è oggi la prima via pedagogica per contribuire alla loro maturazione come cittadini e come cristiani. È appunto questo il messaggio sempre attuale che ci consegnano le opere e gli scritti di san Giovanni Bosco.